lunedì, 30 novembre 2009
William diceva che la vita è come una storia raccontata da uno stupido. Un racconto che non significa niente. E invece significa, caro Will. Significa come un racconto significa per il suo scrittore. E possiamo sembrare stupidi, può darsi, ma quel brivido lungo la schiena, cazzo se ne vale la pena rischiare.
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domenica, 29 novembre 2009
C'è silenzio in questa sala. Si sente solo la voce di Freddy che canta: didn't mean to make you cry, if I'm not back again this time tomorrow, carry on carry on.
Ieri è stata una giornata provante, ché le energie mentali sono identiche a quelle fisiche, e fanno male i muscoli anche se stai fermo davanti a un computer che sembra averti portato dritto all'ingresso dell'inferno.
E invece era il purgatorio.
Mentre stamane riordinavo le idee, ma avrei dovuto riordinare la faccia, immagino, dentro il televisore si parlava di oroscopo.
marte salute
risolverete questioni legali amore
fine settimana di relax
Non che mi interessi, nonostante il fatto che ormai non ho idea di cosa mi interessi.
Mentre riordinavo le idee, ma con quella faccia riordinare qualcosa era piuttosto complicato, la chiamano battaglia persa in partenza, riflettevo sul fatto che bisogna fare molta attenzione ai concetti di bene, e di male. Perché ho imparato che non dipendono assolutamente dalle intenzioni. Anzi, sembra tutto come se fossimo costretti a pescare una carta, e sperare che venga su buona. Perché puoi perdere tutto il montepremi anche se non vai all in. Cazzo, anche se non vuoi andarci, all in.
O se preferite, come una roulette russa. La bocca gelida del piombo sulla tempia, un bacio poco raccomandabile, e magari sudi freddo.
E allora chiudi gli occhi, e fai un bel respiro.
Ed è domenica, ed è buona domenica. E canti sotto la doccia.
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sabato, 28 novembre 2009
Meno per meno fa più.
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sabato, 28 novembre 2009
Che brutta serata. E' di quelle che qualsiasi cosa provi a fare per rimediare a te stesso, vieni sconfitto ancora di più. E allora c'è un modo solo per far smettere di essere a giornate così.
Ed ha ragione Fabio, quello ha sempre ragione, la casa è il posto migliore per lasciare che il mondo fuori si dimentichi che esisti.
Log off.
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sabato, 28 novembre 2009
Oggi ho attraversato una campagna nei pressi del paese. I colori erano piacevoli. Il sole filtrava tra l'azzurro del cielo e il grigio di qualche nuvola, ma emanava tepore, ed era piacevole. E le parti superiori degli alberi erano abbronzate, nonostante sotto ci fosse un verde scurissimo dovuto al periodo, e anche questo era piacevole. C'erano alcune pale eoliche. Immense. E il vento le azionava. Le stavo osservando, e giravano tutte a una velocità diversa, così da sembrare asincrone, ma qualche volta qualcuna riusciva a sincronizzarsi per qualche istante con un'altra e danzavano. Ed era bello.
E' una vera merda quando ti rendi conto di essere stato messo al posto sbagliato nel momento sbagliato. Perché significa che non hai le vele abbastanza forti da governare il vento, e allora è lui che governa te. In realtà da questo lato del monitor è sempre andata così, e che cosa volete? Volete che racconti di una persona che diventa un motivo valido per non avere motivi? Non qua.
Qua, si sta dal lato friabile della montagna, per incapacità, o sfiga, perché quando non dipende da te è sfiga e c'è poco da fare, ma comunque si sta dal lato friabile della montagna, e ogni tanto qualcuno dal lato migliore passa e sale veloce, senza fatica, e tu lo guarderai e penserai - vaffanculo.
Oppure penserai che in un'altra vita devi essere stato proprio uno stronzo, per rinascere così, oppure penserai che magari nella prossima vita sarai come minimo a un passo dal nirvana.
Oppure non penserai a niente, o a quel momento in cui tutti quei motivi che ti hanno tenuto sulla pista sporca cadranno, si sbricioleranno, perché si sbriciolano sempre, se c'è un buon motivo. E allora non potrai fare a meno di sorridere amaro, e buttare giù, perché in realtà dipendeva da te, perché si sbriciolano sempre.
Ma non recrimino, mi adeguo perché è giusto così: Orfeo si è girato a guardare ed Euridice è svanita.
Perché siamo un po' come quelle pale eoliche, che per un istante danno l'impressione di girare sincronizzate, e danzare, ed è bello, ma un istante dopo sei là che giri da solo, finché non finisce il vento.
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venerdì, 27 novembre 2009
Oggi ho appreso tutto e il suo contrario, come uno che apprende tutto e capisce il suo contrario, ma su un cornicione, e in mezzo al tutto che hai appreso, devi pescare le istruzioni giuste per scendere senza spaccarti le ossa, e non è una bella cosa. Nonostante tutto.
Va così. E' come una specie di sensazione di non aver capito niente del mondo che ti circonda, ma più vicino, di te stesso. E' come quando il titanic affonda e tu suoni il violoncello e non sai fare altro, e non riesci a immaginare altro che non sia suonare il violoncello, per cui resti là mentre tutto va a fuoco, il pavimento collassa e si inclina, e tu ti sistemi la camicia e attacchi. E che cosa si dovrebbe supporre di fare?
Va così. E' come una specie di sensazione di aver sballato le dimensioni, miopia della mente. E va così, che ti crolla il mondo, ma non quello vero che chi se l'incula quello, quello tuo, qua dentro, e per un niente ti viene voglia persino di chiedere scusa. Comunque, buona serata, sì. Hell yeah.
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mercoledì, 25 novembre 2009
Stamane ho deciso che la pila di fogli fotocopiati che rappresenta "il mio esame di spagnolo" avrebbe dovuto essere la mia unica compagnia serale. E' semplice: inchiostro su carta. Hai tutte le risposte a tutte le domande che essa possa suscitarti, e non le devi fare le coccole dopo.
Sono riuscito a tenermi lontano da questo monitor abbastanza, per quello che può essere lo scenario di una dipendenza cronica e cosciente. Ne sono quasi soddisfatto, anche perché percepisco da fuori di essere diventato più una pesante e noiosa manifestazione d'affetto che il vero me stesso. Diventiamo la nostra dipendenza.
Mentre leggevo di Henry, che nei quartieri loschi di Parigi saltella di chiavata in chiavata, cercando di sfuggire alla tragica disperazione di un mondo senza senso, ma condotto dai sensi, riflettevo su quando sia possibile allontanarsi così tanto dalla realtà da farsi determinare per sempre da quella che ad arte ci creiamo:
Non sono mai stato un tipo particolarmente piacente né me ne sono mai fatto cruccio, anche se non nego di provare sollievo nello sperare che possa, in qualche angolo di questo mondo, apparire attraente per qualcuno. E' curioso, l'imperfezione fisica non è mai stata un dilemma per l'uomo più di quanto non lo sia quella psichica. Nel senso di anima.
Perché siamo anima fragile, davvero, e ogni microscopico pezzetto che perdiamo di essa nella nostra vita peserebbe quanto una montagna, se fosse fisico il suo universo. E' che il peso di ricordi, pensieri, situazioni e persone non è quantificabile. Ha ragione Lawrence quando dice che bisogna avere fiducia in quel dio ignoto che permette a una lieve fiamma di mantenersi accesa, anche sotto la pioggia gelata di Novembre. Ha ragione perché in una mancanza è insita la presenza, ed è un paradosso dell'anima.
C'è tanto di te qui con me, che è un peccato tu non sia qui tutta.
In realtà non so se abbia detto davvero così, il vecchio Lawrence, ma comunque.
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mercoledì, 25 novembre 2009
È uno strano dolore... Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.
Seta - Baricco
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martedì, 24 novembre 2009
Love is blindness. Degli U2.
Mi viene voglia di prendere una forchetta e cercare di aprire questo fidato computer, strappare fuori dal buco nella tastiera le varie cose che sta elaborando, metterle di fronte a me, una per una, e assaggiarle.
Leggevo che l'amore dura tre anni. Non so se è vero. Quello che è certo è che non sai mai che comincia, quando comincia.
A volte basta una piccola scossa elettrica, lo sfiorare delle dita quando stai poggiando qualche centesimo di resto sulla mano di una bella ragazza da dietro il registratore di cassa. Altre volte comincia nel bicchiere di vino di una festa poco popolare, oppure quando fissi un bel culo così a lungo che ti comincia a piacere. Non sai quando comincia, se non qualche tempo dopo. Forse, come dice la volpe, è quando ti rendi conto di essere stato addomesticato. Forse no, ma comunque che importa, adesso?
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lunedì, 23 novembre 2009
Mentre il vecchio Woody prova a raccontarci come sia fragile la linea che separa casualità e destino, non posso fare a meno di riflettere su questioni. Ma chiamarle questioni è anche troppo, direi più effetti. E' assurdo quanto per il solo fatto di esistere siamo così determinanti nel mondo circostante. E più il nostro raggio d'azione si amplia, più vincoliamo lo spazio alla nostra esistenza. E' un concetto che torna spesso qua dentro, specie da quando mi sono reso conto, dopo molto - troppo - tempo, che tutto ciò che tocchiamo, che sfioriamo anche col solo sguardo indagatore di chi vuole sapere, tutto viene modificato profondamente, figurarsi quando entra in gioco quello che è l'aspetto, appunto, casuale della vita, la genialità dell'esistenza: il cuore. Si mescolano i codici, le basi e se ne ottengono di nuove. I veri virus di noi stessi. E anche chi la vita ha pietrificato si ritrova a sospirare delle mancanze, o a provare ansia per ciò che crede di scorgere.
Posso purtroppo solo riflettere su questi effetti di cui vi parlavo. Non mi va di indagarne le cause, ed effettivamente mi è sempre importato poco del mondo. E vorrei, non saprei: non ho troppa intenzione di dovermi vedere allo specchio tra qualche tempo, e provare pietà per i sogni che quell'omino segnato da una nuova ruga su quel viso sfatto, sognava, e che ha sempre sognato, e che dopo un po' ricomincerà a sognare, anche quell'ennesima volta, ma sempre più segnato. Tattoed everything, dicevano i Pearl Jam.
C'è una frase meravigliosa di Donizetti, che recita:
Che piu cercando io vo? M'ama! Sì, m'ama, lo vedo, lo vedo.
Un solo instante i palpiti del suo bel cor sentir! I miei sospir, confondere per poco a' suoi sospir!
Si può amare una persona. Si può amare di amori diversi, una persona. Si può addirittura amare l'amore che qualcuno ama per noi.
E' là, cari qualcuno, che sono cazzi.
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