Sono sicuro che quando tornerò avrò di meglio da annotare, mi accingo ad accarezzare di nuovo quel bel pezzo di Sardegna che più di tutti profuma ancora d'antico e secolare.
Non lo so, sto continuando ad ascoltare questa canzone da circa due ore filate. Mi viene da pensare solo a quella fisarmonica che spezza grandiosa un precedente, piccolo istante di silenzio, un pò come - mi immagino - dovrà essere la mia esistenza: un istante di silenzio rotto dalla più attesa esplosione di melodia.
Questa favola, scritta sugli altipiani ogliastrini, terra fatta di persone più che di cose, incomincia dalla morale: c’è e ci sarà sempre da lavorare duro per quelli come noi.
E no, non riesco proprio a credere in un Dio che si appropria sempre delle commedie e sparisce sul culmine della tragedia, ma anche dire questo non sarebbe giusto. Il fatto è semplice: si vive come si sogna, perfettamente soli. Quindi olio di gomito, il traguardo è sempre lontano, e quando credi di scorgerlo, attento, ché la mazzata sarà niente altro che più forte.
E in momenti come questi ringrazio di avere una schiena abbastanza forte, e di avere ancora abbastanza pagine bianche nel mio libro; non fossi stato io sarebbe stata dura.
Ed è in momenti come questi che maledico di aver perso tutte le lacrime in non so in quale angolo della mia Storia, e resto come condannato a cadere nei corridoi del mio pensiero, finchè il tempo, che io non riesco mai a comprendere, non si rivela il mio unico amico utile.
Per fortuna sono la persona che si ritrova a ridere da solo, di gusto nel bagno di una fine pizzeria nel cuore di questa terra, a ridere di gusto, pensando che tanto hai voglia di darmi mazzate, non sarò di certo io quello che si stanca per primo.
Io rido di gusto.